TFR INPS: cosa succede se l’azienda non lo eroga? La verità inaspettata

Se l’azienda non riesce ad erogare il TFR del Fondo tesoreria INPS ai propri dipendenti come deve comportarsi il datore di lavoro e come deve procedere nei confronti dell’ente? 

Il Fondo tesoreria consente il pagamento del trattamento di fine rapporto ai lavoratori dipendenti del settore privato ed è gestito dall’INPS. Venne istituito con la legge di Bilancio 2007 e prevede un contributo mensile uguale alla quota di TFR che il lavoratore ha maturato e non interessa altre forme pensionistiche.

TFR
TFR (Canva)

Si tratta di una sorta di contribuzione previdenziale che per l’accertamento e la riscossione è in tutto simile a quella obbligatoria prevista, della quale si fa carico il datore di lavoro. 

E’ quest’ultimo che eroga la liquidazione di tutte le prestazioni, anche della parte la cui competenza è del Fondo. L’INPS può anticipare le quote del TFR che poi l’azienda recupera nei confronti dell’ente nel momento in cui deve versare i contributi. Per questo motivo può succedere che l’azienda non disponga della liquidità per pagare il TFR: come deve procedere allora il datore di lavoro? Lo scopriamo in questo articolo. 

Fondo tesoreria INPS: quando è obbligatorio 

Tutti i lavoratori dipendenti delle aziende private che abbiano un minimo di 50 dipendenti devono poter attingere al Fondo tesoreria INPS, in cui il datore di lavoro versa il TFR. Ci sono però delle categorie di lavoratori che non rientrano in questa lista e sono: 

  • Lavoratori con contratto di lavoro a termine della durata inferiore ai 3 mesi
  • Lavoratori a domicilio
  • Dirigenti, quadri e impiegati del settore agricolo
  • Stagionali del settore agro-alimentare (quando il termine del rapporto di lavoro non risulta prestabilito)
  • Lavoratori che accantonano le quote di TFR presso soggetti terzi (come chi lavora nell’edilizia e ricorre alle casse edili)
  • Lavoratori che ricevono la corresponsione periodica delle quote di TFR maturate

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Incapienza e liquidazione 

Le quote di TFR maturate dopo il 1° gennaio 2007, per i dipendenti di aziende che hanno almeno 50 dipendenti, sono anticipate dal datore di lavoro in busta paga, che poi le recupera con i contributi da versare il Fondo. Quando le somme anticipate sono maggiori di quelle da versare all’INPS la situazione che si prospetta è quella di incapienza

Per recuperare le somme anticipate dal datore di lavoro si considerano anche i contributi obbligatori da versare all’INPS come Vecchiaia, Invalidità, Ivs. La somma di competenza del Fondo di tesoreria non può superare la quota di contributi dovuti dall’azienda agli enti previdenziali e al Fondo stesso. Se ciò accade il datore di lavoro può chiedere ai beneficiari il pagamento diretto delle somme, facendo le veci dell’INPS. 

Un altro modo per risolvere il problema è quello di creare una busta paga come acconto del TFR. Non si dovrebbe affrontare così l’incapienza dei contributi anche se l’importo liquidato risulta inferiore a quello realmente dovuto. Le rate di acconto e il saldo rimanenti vengono posticipati ai mesi seguenti. 

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Pagamento del TFR al Fondo tesoreria: come richiederlo

Per chiedere il pagamento del TFR al Fondo tesoreria il datore di lavoro deve seguire una precisa procedura, che avviene attraverso una domanda. Essa si può inoltrare tramite il sito dell’INPS utilizzando le credenziali Cie, Spid o Cns. La sezione da raggiungere è Prestazioni e Servizi-Prestazioni-Tfr a carico del Fondo Tesoreria. E’ possibile richiederlo anche con l’invio di un file in formato Xml, soluzione preferibile se sono tanti i dipendenti beneficiari del Tfr. 

Se si sceglie l’accesso tramite il portale online si troveranno tutte le informazioni e le specifiche tecniche utili per inoltrare la richiesta come il manuale operativo, il file di definizione schema Xml e le istruzioni per aprire il canale telematico tra l’azienda e l’Inps attraverso il quale si esegue lo scambio dei file. Sempre sul portale dell’ente previdenziale si trovano ulteriori suggerimenti per eseguire la procedura corretta in modo che i trasferimenti telematici vadano a buon fine. In genere l’attesa media per completare la pratica è di circa dieci giorni lavorativi.  


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