Superbonus, oltre ai problemi anche 4 possibili deroghe allo stop cessione del credito: ecco quali sono

Il Superbonus, dopo il blocco dei meccanismi della cessione del credito e dello sconto in fattura, continua a far discutere e, per questo, il Governo sta pensando a nuove deroghe ad hoc.

Ben sappiamo quanto il Superbonus abbia fatto discutere negli ultimi tempi, a causa di regole originarie che potevano esser scritte meglio e di correttivi che hanno finito per rendere la normativa ancora più ingarbugliata.

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Economia Blog

Per evitare ulteriori problemi nei conti pubblici del nostro paese, il governo dal 17 febbraio scorso ha eliminato la possibilità di sfruttare, al posto della detrazione fiscale nella dichiarazione dei redditi, la cessione del credito o lo sconto in fattura per le opere di edilizia.

Infatti questa possibilità resta in piedi esclusivamente per le iniziative in corso per le quali, prima del 17 febbraio scorso, sia stato già presentato il cosiddetto titolo abilitativo. Non potevano però mancare le critiche e gli attacchi da parte delle associazioni che rappresentano gli interessi delle categorie dell’edilizia, tenuto conto della nota questione relativa ai crediti incagliati, correlati ai bonus dell’edilizia. Tuttavia vi sono categorie che potrebbero ‘salvarsi’ dal taglio al Superbonus, usufruendo di fatto di una deroga ad hoc, che permetterebbe di evitare lo stop alla cessione del credito. Vediamo più da vicino.

Superbonus 2023, la complessità della situazione resta: i costi per lo Stato

Ad incapienti, Onlus, case popolari e Sismabonus si applicherebbero le quattro deroghe allo stop alla cessione del credito legato al Superbonus. L’Esecutivo potrebbe introdurle prossimamente.

D’altronde il contesto è incandescente, come anche confermato dall’Associazione Nazionale Costruttori Edili, che nell’ambito di un intervento di un suo esponente presso la commissione Finanze della Camera, ha parlato apertamente di situazione esplosiva. Anche Confedilizia partecipa alla discussione sul delicato tema del Superbonus e dei correttivi, indicando che si starebbe palesando la necessità di permettere almeno fino al 30 aprile l’uso della cessione del credito e dello sconto in fattura e di conservare detto meccanismo almeno per le opere presso le unità immobiliari indipendenti, che si riferiscono per l’anno in corso alle famiglie a basso reddito.

Secondo le stime, Superbonus e bonus edilizi costano oggi allo Stato non meno di 110 miliardi di euro di crediti, che andranno a gravare sull’Erario e sul debito pubblico. Il problema è concreto ed attuale, dato che le istituzioni riconosceranno comunque i diritti acquisiti di coloro che hanno già presentato un progetto o una comunicazione asseverata di inizio lavori entro il 25 novembre scorso. Secondo la tesi del Governo, alcuni cittadini e non poche imprese del settore dell’edilizia hanno creduto all’illusione per la quale lo Stato avrebbe pagato subito a tutti tutta la spesa dei lavori, e non con il meccanismo della rateizzazione. Ma a ben vedere nelle norme questo non è mai stato un diritto.

Insomma, vero è che l’utilizzo così massiccio dei crediti d’imposta ha creato e sta creando problemi di tenuta dei conti pubblici, anche se il Governo – come accennato – sta pensando ad alcune deroghe allo stop cessione del credito.

Deroghe allo stop cessione del credito Superbonus all’orizzonte?

Come accennato, l’Esecutivo starebbe valutando alcune soluzioni specifiche, per i crediti incagliati collegati alla cessione del Superbonus. Avremmo infatti 4 categorie di deroghe allo stop alla cessione del credito Superbonus.

In particolare, si sta pensando alla possibilità di riaprire agli incapienti, vale a dire chi ha redditi bassi e dunque versa meno tasse e dunque meno si gioverebbe delle detrazioni, la possibilità (almeno temporanea) di cedere ad altri il credito al quale si avrebbe diritto.

C’è altresì la categoria del Sismabonus, la quale permette di portare in detrazione le spese effettuate per compiere le opere di riduzione del rischio sismico, migliorando la classe sismica dell’immobile oggetto dell’opera stessa. L’agevolazione edilizia può essere richiesta entro il 31 dicembre del prossimo anno e l’aliquota della detrazione può andare dal 50 all’85% sulla scorta di alcuni parametri e della tipologia di opera realizzata sulla struttura. Ebbene, la prospettiva sarebbe quella di allungare i termini di scadenza.

Non mancano poi Onlus e case popolari. Il Superbonus 110% per le opere di riqualificazione edilizia ed efficientamento energetico collegate agli istituti autonomi delle case popolari ha conseguito la proroga sul termine dei lavori al 31 dicembre di quest’anno, ma a patto che siano stati svolti entro il 30 giugno del 2023 almeno il 60% delle opere di edilizia. Si ipotizza perciò che il Governo disponga una ulteriore proroga, ma anche su questo si attendono conferme.


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